Chiunque disponga di un computer, di un accesso ad Internet, degli opportuni programmi e del cosiddetto spazio web, porzione di memoria di un server web destinata alla memorizzazione di contenuti web e all’implementazione di servizi web, può, nel rispetto delle leggi vigenti nel Paese in cui risiede il server, pubblicare contenuti multimediali od offrire particolari servizi.
I contenuti del Web sono infatti costantemente on-line, quindi costantemente fruibili da chiunque disponga di un computer, di un accesso a Internet, e degli opportuni programmi di “navigazione”, in particolare del cosiddetto browser web, che consente, appunto, di fruire dei contenuti e dei servizi pubblicati sul Web.
Il Web e Internet sono due concetti diversi, seppur spesso confusi. Sintetizzando e semplificando, si può dire che Internet è una determinata rete di computer (qui “computer” è usato in senso specialistico quindi andando ben oltre a ciò che è ritenuto “computer” dalla massa degli utilizzatori di tecnologia informatica) quindi è una struttura. Invece, il Web rappresenta uno specifico servizio (uno dei tanti impiegabili tramite Internet) e, in dettaglio, è il servizio rappresentato da contenuti e informazioni fruibili mediante un browser su indirizzo http o applicazioni web. Il Web si appoggia a Internet.
Le specifiche XML hanno però una lacuna molto importante: non definiscono alcun meccanismo univoco e condiviso per specificare relazioni tra informazioni espresse sul web per una loro elaborazione automatica (ad es. più documenti che parlano dello stesso argomento, persona, organizzazione, oggetto), rendendo molto difficile la condivisione delle informazioni.
Egli nel 1998 ha definito lo standard XML (eXtensible Markup Language), un metalinguaggio derivante dall’SGML, che consente la creazione di nuovi linguaggi di marcatura (ad es. lo stesso HTML è stato ridefinito in XML come XHTML).
È per questo che, nonostante la sua giovane età, l’XML è alla base di tutte le nuove specifiche tecnologiche distribuite dal W3C ed è stato adottato come standard di rappresentazione dati da tutta l’industria informatica (dai file di configurazione delle applicazioni alla definizione di formati di interscambio dei dati)., riscuotendo un particolare successo nella comunicazione con i motori di ricerca, grazie alla semplificazione della scansione dei metadati.
Sua caratteristica innovativa è la possibilità di aggiungere informazioni semantiche sui contenuti attraverso la definizione di opportuni tag.
I principali obiettivi di XML, dichiarati nella prima specifica ufficiale (ottobre 1998), sono pochi ed espliciti: utilizzo del linguaggio su Internet, facilità di creazione dei documenti, supporto di più applicazioni, chiarezza e comprensibilità. Con queste semplici caratteristiche l’XML fornisce un modo comune di rappresentare i dati, cosicché i programmi software siano in grado di eseguire meglio ricerche, visualizzare e manipolare informazioni nascoste nell’oscurità contestuale.

La risposta a questo problema è venuta dal fisico inglese Tim Berners-Lee, che, abbandonato il CERN, ha fondato il consorzio W3C che ha assunto il ruolo di governo nello sviluppo di standard e protocolli legati al web.
Anche in questo caso la soluzione al problema è venuta dal W3C di Berners-Lee, attraverso la formalizzazione del web semantico. Il W3C considera l’ideale evoluzione del web dal machine-representable al machine-understandable. L’idea è di generare documenti che possano non solo essere letti e apprezzati da esseri umani, ma anche accessibili e interpretabili da agenti automatici per la ricerca di contenuti.
A tale scopo sono stati definiti alcuni linguaggi, quali Resource Description Framework (RDF) e Web Ontology Language (OWL), entrambi basati su XML, che consentono di esprimere le relazioni tra le informazioni rifacendosi alla logica dei predicati mutuata dall’intelligenza artificiale.
Questi standard sono già disponibili, ma continuano ad essere ulteriormente sviluppati insieme a formalismi e strumenti per dotare il web di capacità di inferenza.
Quello appena esposto è un processo solo apparentemente tecnico, ma ben visibile nella sua portata, che ha come obiettivo l’approdo all’intelligenza condivisa del web che promette, a breve, l’uso più efficiente dei siti internet e, a più lungo termine, un’autentica trasformazione nella natura del software e dei servizi.
Tanto interesse per queste tecnologie è da ravvisare nel fatto che tutti (utenti, produttori di software e di servizi piccoli e grandi) hanno da avvantaggiarsi dalla diffusione piena di questi standard. La formazione nel corpo del web di una vasta rete “semantica” è, infatti, la condizione chiave per il decollo di un nuovo modo di intendere ed usare il web.
I contenuti principali del Web sono costituiti da testo e grafica, il cui formato è codificato da un insieme ristretto di standard definito dal W3C. Tali contenuti sono quelli che tutti i browser web devono essere in grado di interpretare e rappresentare autonomamente, cioè senza software aggiuntivo.
I contenuti pubblicati sul Web possono essere però di qualunque tipo e in qualunque standard. Alcuni di questi contenuti sono pubblicati per essere fruiti attraverso il browser web e, non essendo in uno degli standard appartenenti all’insieme definito dal W3C, il browser web deve essere esteso nelle sue funzionalità al fine di poterli rappresentare. A tale scopo, il browser deve essere provvisto di opportuni plug-in, cioè estensioni del software base che ne aumentano le funzionalità, e che sono normalmente disponibili nel web. I contenuti che non sono direttamente fruibili dal browser web, devono essere utilizzati con programmi esterni al browser stesso. Ad esempio si può trattare di un file eseguibile per il sistema operativo che si sta utilizzando, o di un foglio elettronico in formato Microsoft Excel.
Non è previsto un indice aggiornato in tempo reale dei contenuti del Web, quindi nel corso degli anni sono nati ed hanno riscosso notevole successo i cosiddetti motori di ricerca, siti web da cui è possibile ricercare contenuti nel Web in modo automatico sulla base di parole chiave inserite dall’utente, e i cosiddetti portali web, siti web da cui è possibile accedere ad ampie quantità di contenuti del Web selezionati dai redattori del portale web attraverso l’utilizzo di motori di ricerca o su segnalazione dei redattori dei siti web.
Oltre alla pubblicazione di contenuti multimediali il Web permette di offrire servizi particolari implementabili dagli utenti stessi. I servizi implementabili sono innumerevoli, in pratica limitati solo dalla velocità della linea di telecomunicazione con cui l’utente e chi fornisce il servizio sono collegati e dalla potenza di calcolo dei loro computer. Di seguito quindi sono elencati solo quelli contraddistinti da una denominazione generica:
- download: la distribuzione di software;
- web mail: la gestione della casella di posta elettronica attraverso il Web;
- web chat: la comunicazione testuale in tempo reale tra più utenti di Internet, tramite applicazioni di instant messaging;
- streaming: la distribuzione di audio/video in tempo reale;
- web radio: la radio fruita attraverso il Web;
- web TV: la televisione fruita attraverso il Web.

Cruciali nell’evoluzione del Web sono diventati i concetti, di accessibilità e usabilità a favore di ogni tipologia di utente, relativi alla progettazione, organizzazione e implementazione dei contenuti secondo specifici requisiti, in comune in generale con le linee evolutive di tutti i prodotti hardware e software in ambito ICT.
Il World Wide Web Consortium è stato fondato nell’ottobre del 1994 presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) dal “padre” del Web, Tim Berners-Lee, in collaborazione con il CERN (il laboratorio dal quale Berners-Lee proveniva).
Nell’aprile del 1995 l’INRIA (Istituto Nazionale di Ricerca Informatica ed Automatica) ospitò il primo ufficio europeo del W3C: fin da quella data fece parte del consorzio anche lo CSELT, il maggiore centro di ricerca di telecomunicazioni italiano[2].
Nel 1996 il W3C approdò in Asia, grazie alla Keio University di Tokyo.
Nel 2003 l’ERCIM (Consorzio Europeo di Ricerca in Informatica e Matematica) prese il ruolo di host europeo del W3C dall’INRIA (che è l’istituzione francese dell’ERCIM).
- L’Advisory Committee è la mente dell’organizzazione. È un organismo formato da un membro per ogni società iscritta al W3C.
Si occupa di:
- rivedere i piani del W3C,
- effettuare a grandi linee revisioni delle tecnologie attualmente esistenti,
- eleggere i membri dell’Advisory Board.
- Il W3C Team può essere visto come il braccio dell’organizzazione. È formato da professionisti pagati e da membri inviati dalle società membro. Si occupa di organizzare e gestire le attività del gruppo.
- L’Advisory Board ha solo un ruolo di consigliere e non ha alcun potere decisionale.
Essa ha il compito di risolvere controversie legali che potrebbero presentarsi. È formata da 9 membri in carica per 2 anni. Le elezioni sono state organizzate in modo da far decadere 4 o 5 membri l’anno.
Il presidente di questo organismo è chiamato Chairman. Egli può invitare membri del Team a partecipare ad una riunione.
L’elezione dei membri avviene quando il Chairman manda un avviso all’Advisory Committee. Tale avviso deve contenere il numero di persone da eleggere, il tempo massimo per farlo e l’indirizzo a cui spedire i risultati.
Tali risultati devono contenere un’informativa sul candidato e non possono essere mandati senza il consenso dello stesso.
Per comodità, le attività del W3C sono state divise in 4 aree di lavoro (in gergo chiamate domini):
- Architecture Domain: ha il compito di gestire la tecnologia che è alla base del web.
- Interaction Domain: cerca di semplificare l’interazione uomo-informazioni ed il modo di connettersi al web.
- Technology and Society Domain: ha il ruolo di adattare l’infrastruttura tecnologica agli interessi sociali, legali e pubblici.
- Web Accessibility Initiative (WAI): il suo lavoro è garantire che chiunque possa sfruttare appieno le potenzialità del web. Il suo lavoro si articola in 5 aree tematiche: tecnologia, linee guida, strumenti, educazione ed aiuto ai bisognosi, ricerca e sviluppo.
In più esiste la Quality Assurrance che formalizza i progressi fatti dai domini in documenti (chiamati Recomendations) che sono la principale fonte d’informazione per chiunque voglia creare nel web, e la Patent Policy che si assicura che questi progressi non violino alcun diritto d’autore o brevetto.
Il W3C comprende circa 451 membri (al 2021), tra i quali:
- società multinazionali del settore tecnologico, informatico e dei servizi web, come Adobe, Amazon, Apple, Baidu, Cisco Systems, Google, IBM, Intel, Netflix, Microsoft, Oracle, Paypal, Siemens, Sony e Sun Microsystems;
- compagnie telefoniche come AT&T, Deutsche Telekom, Ericsson, Nokia, NTT DoCoMo, Telefonica, Verizon;
- altre aziende di dimensione internazionale come American Express, Agfa-Gevaert N. V., Boeing, Chevron–Texaco;
- enti pubblici come l’Agenzia per l’Italia Digitale;
- fondazioni e istituzioni senza scopo di lucro collegate allo sviluppo tecnologico come Apache Software Foundation, The Open Group e Wikimedia Foundation.
- università e istituzioni per la ricerca: il CSAIL del MIT, Inria e altri membri dell’ERCIM e Keio University, CERN; altre istituzioni ospitano gli uffici nazionali del Consorzio: per l’Italia l’ISTI di Pisa del CNR; sono numerose le università e gli istituti di ricerca tra i più prestigiosi: Academia Sinica, la Library of Congress, il Los Alamos National Laboratory, il National Institute of Standards and Technology, Università di Oxford.
L’importanza dei suoi membri fa del W3C un organismo di grande autorevolezza e molti sono portati a chiamarlo “il Consorzio”, per antonomasia.

Raccomandazioni
La definizione di uno standard nell’ambito del W3C passa attraverso gli stadi di:
- Working Draft (bozza)
- Last Call (ultimo appello)
- Proposed Recommendation (proposta di raccomandazione)
- Candidate Recommendation (raccomandazione candidata).
Il processo si conclude con la pubblicazione di una Raccomandazione. Una Raccomandazione può venire migliorata da documenti di Errata pubblicati separatamente, fino a che il complesso delle modifiche non richiede di produrre una nuova versione della Raccomandazione. Ad es. l’XML è ora alla sua terza versione. Talvolta una Raccomandazione viene ritirata per essere riorganizzata attraverso un nuovo procedimento: ciò è accaduto alla Raccomandazione per l’RDF. Il W3C inoltre pubblica Note informative che non pretendono di essere trattate come standard.
Il Consorzio non è un organismo di standardizzazione, come invece lo sono l’ISO, ITU-T o la Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC): il suo compito è invitare i produttori a seguire le proprie raccomandazioni. A differenza degli organismi di standardizzazione, il W3C non ha un programma di certificazione e molti dei suoi standard di fatto non definiscono formalmente i livelli di conformità. Di conseguenza molte Raccomandazioni sono implementate solo parzialmente.
Standard definiti dal W3C
Nell’ambito del W3C sono stati proposti, discussi, definiti e ufficializzati oltre 50 standard industriali di vasta portata:
- ActivityPub;
- CSS (Cascading Style Sheets, Fogli di stile a cascata);
- CGI (Common Gateway Interface);
- DOM (Document Object Model);
- EXI (Efficient XML Interchange);
- GRDDL (Gleaning Resource Descriptions from Dialects of Languages);
- HTML (HyperText Markup Language);
- HTTP (HyperText Transfer Protocol);
- InkML (formato per inchiostro digitale);
- MathML (Mathematics Markup Language);
- OWL (Web Ontology Language, Controllo dei contenuti);
- PICS (Platform for Internet Content Selection);
- PNG (Portable Network Graphics, formato grafico);
- POWDER (Protocol for Web Description Resources);
- RDF (Resource Description Framework, Controllo dei contenuti);
- SVG (Scalable Vector Graphics);
- SML (Service Modeling Language);
- SOAP (Simple Object Access Protocol);
- SMIL (Synchronized Multimedia Integration Language);
- URI (Uniform Resource Identifier);
- URL (Uniform Resource Locator, in collaborazione con IETF);
- WAI (Web Accessibility Initiative);
- WebRTC (Web Real-Time Communications, in collaborazione con IETF)[3];
- XForms;
- XHTML (eXtensible HyperText Markup Language);
- XML (Extensible Markup Language) e i linguaggi da questo derivati;
- XML Processing Model;
- XML Schema;
- XML Signature;
- XPath;
- XPointer (XML Pointer);
- XProc (XML Pipeline Language);
- XQuery;
- XSLT (Extensible Stylesheet Language Transformations);
Nell’ambito del W3C vengono sviluppati prodotti software open source e pubblicazioni liberamente scaricabili finalizzati alla promozione e al sostegno del WWW. In particolare si segnalano il browser/web-editor Amaya, la piattaforma Java per HTTP 1.1 Jigsaw, la Web API Libwww. Sono poi resi disponibili vari programmi validatori: per fogli di stile CSS, per HTML (W3C Validator) e i linguaggi collegati, per i sistemi di link, per RDF, per XMLSchema, …
Il Consorzio organizza e promuove nell’ambito internazionale convegni e seminari volti a stimolare e discutere criticamente le prospettive del Web e a stimolare l’adozione delle sue Raccomandazioni e Linee guida.

Considerando nel loro complesso le specifiche, gli strumenti e le attività promozionali sviluppati nell’ambito del W3C si deve sottolineare che essi compongono un disegno complessivo di grande portata e lungimiranza, basato su una lucida consapevolezza dell’importanza che il Web riveste per il mondo attuale.
Molte delle iniziative del Consorzio hanno avuto pieno successo. Di fatto ha determinato vari standard ampiamente adottati, la cui autorevolezza ha dato ordine e organicità alla crescita del Web dagli ultimi anni ’90 ad oggi. Occorre dire che alcune Raccomandazioni sono state definite dopo dibattiti molto accesi che hanno visto lo scontro di grandi interessi industriali contrapposti. In questo senso il Consorzio si può considerare un ambiente che favorisce il raggiungimento di compromessi molto utili per la crescita aperta del Web.
